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Le collezioni

Gli orologi

Anche la straordinaria collezione di orologi proviene dalle più importanti regge preunitarie italiane.

Sono assai unitari la tipologia e l’ambito culturale individuati dall’amministrazione sabauda quale misura stilistica per la scelta delle opere che avrebbero arredato le reali sale. Si tratta, in prevalenza, di opere francesi che coprono l’arco cronologico compreso tra il primo quarto del XVIII secolo e il primo decennio del nuovo secolo.

Fa eccezione una pendola in bronzo dorato e tartaruga sul cui quadrante figura la firma di Gilles Martinot, orologiaio di corte dal 1662, che apparteneva alla famosa famiglia di orologiai attivi fin dalla fine del XVI secolo. L’opera, databile alla metà del Settecento, si pone come prezioso esempio del primo stile Luigi XIV. Gli esemplari più significativi della raccolta comprendono le principali tipologie di orologi dell’epoca di Luigi XV.

Fra questi è di altissima qualità artistica e meccanica, sicuramente proveniente dal Palazzo Ducale di Parma, il cartel contraddistinto dalla figura bronzea di Flora che corona di fiori, delicatamente resi in porcellana di Vincennes, il quadrante dell’orologio sotto il quale un’enigmatica figura di donna scrive un cartiglio sorretto da un putto. Il movimento dell’orologio è firmato da Charles Beauvillain, maestro parigino attivo ancora verso il 1778, ma è ignoto l’autore dei bronzi di quest’opera, unica nel suo genere. Il cartel è un orologio a pendolo da muro riccamente ornato da bronzi e, assai più raramente, da decorazioni in porcellana; la tipologia del cartel ha una grande diffusione nel periodo della Reggenza e, soprattutto, di Luigi XV.

Il corpo principale della raccolta è formato da orologi da mensola eseguiti dai principali ebanisti, bronzisti e orologiai francesi alla metà del ‘700. Ogni orologio, infatti, era frutto del lavoro di un’équipe di specialisti che, ognuno per il proprio settore, concorreva alla realizzazione del manufatto inserendo motivi stilistici, decorativi e meccanici di particolare rilievo. Ne è significativa testimonianza l’orologio, della metà del sec XVIII, conservato nella Prima Sala di Rappresentanza; firmato sul retro dal grande ebanista Jeanne-Pierre Latz, reca la firma sul quadrante dell’orologiaio Joannes Biesta. Nella tipologia degli orologi da mensola, fra gli altri, deve essere segnalato l’esemplare proveniente dalla Villa Reale di Monza e presente in Quirinale dal 1919. Databile fra il 1735 e il 1740 l’opera rimanda ad esemplari dell’attività matura del grande ebanista Charles Cressent.

La raccolta di orologi annovera molti esemplari del periodo neoclassico che si contraddistinguono per una semplificazione delle forme e la presenza di figure bronzee a tutto tondo. Ne è emblema significativo l’opera derivata dal modello di Laurent Guiard e realizzata da Berton agli inizi del XIX secolo, ora conservata nella Sala delle Dame.